I superprofitti di Ben Bernanke

Quello appena concluso è stato un anno niente male per le grandi banche statunitensi. Goldman Sachs, Bank of America, Jp Morgan, solo per nominare le maggiori, a breve brinderanno all’annuncio degli utili record dell’ultimo trimestre del 2009. Ma c’è un istituto di credito di Washington, in particolare, che ha battuto ogni primato in quanto a guadagni: si tratta della Federal Reserve. La Banca centrale americana infatti ha messo a segno ben 52 miliardi di dollari in profitti, la cifra più alta da quando la Fed è nata, 96 anni fa.
17 FEB 10
Ultimo aggiornamento: 19:50 | 14 AGO 20
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Quello appena concluso è stato un anno niente male per le grandi banche statunitensi. Goldman Sachs, Bank of America, Jp Morgan, solo per nominare le maggiori, a breve brinderanno all’annuncio degli utili record dell’ultimo trimestre del 2009. Ma c’è un istituto di credito di Washington, in particolare, che ha battuto ogni primato in quanto a guadagni: si tratta della Federal Reserve. La Banca centrale americana infatti ha messo a segno ben 52 miliardi di dollari in profitti, la cifra più alta da quando la Fed è nata, 96 anni fa. Gran parte di questi proventi è figlia del massiccio acquisto di titoli attraverso il quale il presidente dell’istituto, Ben Bernanke, ha abbassato i tassi di interesse nel tentativo di stimolare l’economia. Si tratta infatti di guadagni soprattutto sui titoli del Tesoro e su quelli garantiti da mutui: nel 2009 gli acquisti del genere hanno impegnato 1.800 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 400 miliardi spesi nel 2008. Non solo, la Fed ha lucrato anche sui prestiti di emergenza forniti a banche ed altre società con l’obiettivo di sostenere il credito verso imprese e consumatori. Non è detto che con il passare del tempo non si dovranno registrare anche delle perdite – avverrà per tutti i salvataggi non andati a buon fine –, ma intanto il pagamento degli interessi fa contento il Tesoro. Perché una volta ripagate le spese di amministrazione e gestione della stessa Fed, i 46 miliardi restanti andranno all’Amministrazione.
Dimenticando per un attimo l’attivismo interventista che è alla radice di questi numeri, saranno però i risultati positivi degli istituti di credito privati a mettere più in difficoltà il presidente Barack Obama. Il settore bancario, dopo essere stato salvato dai soldi dei contribuenti, è infatti già pronto a versare nelle tasche dei propri manager quasi 200 miliardi di retribuzioni. Non solo. “Nonostante profitti inattesi – ha detto il commentatore americano Bill Moyers nel proprio programma sul canale Pbs – le banche richiederanno quasi 80 miliardi di deduzioni sulle tasse. E quasi 20 miliardi di queste deduzioni andranno a soli tre istituti: Morgan Stanley, Jp Morgan e Goldman Sachs”. Quest’ultima, in particolare, rischia ancora una volta di finire sotto riflettori non proprio benevoli. Anche perché il tax rate dell’istituto guidato da Lloyd Blankfein nei primi nove mesi del 2009 si è attestato al 32 per cento circa, ma per l’intero esercizio 2008 – come ha riportato l’agenzia Bloomberg, senza molta eco sulla grande stampa Usa – la tassazione effettiva è stata solo dell’1 per cento. Il punto è che si tratta dello stesso istituto che si è convertito da investment bank a banca per ottenere gli aiuti pubblici, che ha usato questi soldi in gran parte per il trading, che si avvia a chiudere uno degli anni più redditizi della storia (i conti saranno resi noti il 21 gennaio e ci si attende un utile di 12 miliardi di dollari) e che si sta preparando a distribuire ai propri dipendenti compensi in media da 595 mila dollari ciascuno. Per un ammontare complessivo di circa 22 miliardi.
Lo scetticismo dell’opinione pubblica avanza, e dai piani alti della banca provano a contenerlo con ritocchi al look: secondo il New York Times, infatti, l’ad Blankfein sta pensando di accrescere la quota di stipendio che i dipendenti devono versare obbligatoriamente a enti di beneficenza. Ma è soprattutto la politica a fare il muso duro: tramontata l’ipotesi di una tassazione dei superbonus, l’Amministrazione starebbe lavorando a un’imposta ad hoc su profitti o passività degli istituti di credito, come per dire che i 700 miliardi dello stimolo non sono stati un regalo.